Giorno della Memoria

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di AuschwitzGiorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Questa mattina abbiamo parlato del Giorno della Memoria, vi lascio qui il passo di un libro, è un passo un poco difficile che commenteremo insieme nei prossimi giorni:

 

 

Nella Germania nazista la presunta malignità degli ebrei si respirava nell’aria, se ne parlava incessantemente, era considerata l’origine di ogni male che avesse colpito la nazione e di ogni pericolo imminente. […]

Melita Maschmann, in una confessione autobiografica rivolta a uno scomparso amico d’infanzia ebreo, riassume perfettamente il carattere, l’ubiquità e la logica operativa dell’antisemitismo tedesco nel periodo nazista. Militante fedele della sezione femminile della Gioventù hitleriana, la Maschmann era […] figlia di un laureato e di una donna cresciuta in un’agiata famiglia di commercianti. Parlando del modo in cui vedeva gli ebrei al tempo della sua giovinezza, comincia con il dire che la concezione comune non aveva nessuna base empirica. Quegli ebrei erano e rimanevano qualcosa di misteriosamente e minacciosamente anonimo. Non erano la somma di tutti gli individui ebrei…

Erano una potenza maligna, con tutti gli attributi di uno spauracchio, che non si poteva vedere, ma che stava lì, come una forza attiva del male.

Da bambini ci avevano raccontato le favole per farci credere ai maghi e alle streghe; ora eravamo troppo grandi per prendere sul serio la stregoneria, eppure continuavamo a credere agli «ebrei cattivi».

Non si erano mai manifestati concretamente, ma l’esperienza quotidiana ci insegnava che gli adulti ci credevano.

Dopo tutto, non potevamo verificare nemmeno se la Terra era davvero rotonda e non piatta, o meglio, era una proposizione che non consideravamo necessario verificare.

Gli adulti «sapevano» e noi assorbivamo questa conoscenza con piena fiducia.

«Sapevano» anche che gli ebrei erano malvagi, e che la loro malvagità era rivolta contro il benessere, l’unità e il prestigio della nazione tedesca, che avevamo imparato ad amare fin da piccoli.

L’antisemitismo dei miei genitori era una parte della visione del mondo che davamo per scontata…

Per quanto potevamo ricordare, gli adulti avevano vissuto questa contraddizione con assoluta disinvoltura. Si era amici dei singoli ebrei che ti piacevano, così come, da protestanti si era amici dei singoli cattolici. Ma, mentre non succedeva che qualcuno fosse ideologicamente ostile verso i cattolici, questo capitava, e sistematicamente, con gli ebrei. Con tutto ciò, nessuno pareva preoccuparsi di non avere le idee affatto chiare su chi fossero «gli ebrei».

Erano «ebrei» i battezzati e gli ortodossi, i commercianti di roba usata che parlavano yiddish e i professori di letteratura tedesca, gli agenti comunisti e gli ufficiali della prima guerra mondiale decorati con le massime onorificenze, i sionisti entusiasti e i nazionalisti tedeschi sciovinisti

Dall’esempio dei miei genitori avevo imparato che si potevano avere opinioni antisemite senza che ciò inficiasse i rapporti personali con i singoli ebrei.

Potrebbe sembrare che in questo atteggiamento rimanesse qualche vestigia di tolleranza, ma proprio a tale confusione io imputo il fatto di essere poi riuscita a dedicarmi anima e corpo a un sistema politico disumano, senza che mi sorgesse il minimo dubbio sulla mia correttezza personale.

Quando predicavo che tutte le miserie della nazione erano dovute agli ebrei o che lo spirito degli ebrei era sedizioso, e che il loro era un sangue corruttore, non mi sentivo portata a pensare a te, o al vecchio signor Lewy, o a Rosel Cohen: pensavo all’Uomo nero, l’Ebreo.


E quando sentivo dire che gli ebrei venivano cacciati dal lavoro e dalle loro case, e rinchiusi nei ghetti, nella mia mente scattava autonomamente il meccanismo che mi faceva evitare il pensiero che lo stesso destino poteva travolgere anche te o il vecchio Lewy.

Il perseguitato, quello che veniva reso inoffensivo, era soltanto l’Ebreo.

(Daniel Jonah Goldhagen, I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’olocausto, Oscar Storia Mondadori, 1998)

 

 


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4 thoughts on “Giorno della Memoria

  1. Grazie per il link alla storia di Wrobel, ma anche e soprattutto per il passo che hai lasciato qui sopra )copierò e porterò in classe).

    E cercherò di procurarmi il libro, che non conoscevo.

  2. Questa mattina non sono stata a scuola e quindi non ho potuto parlare con i miei ragazzi e ricordare insieme a loro.

    Un brano significativo di un’opera significativa, che ho letto.

    Grazie di averlo riportato. Domani lo leggeremo insieme alla collega di Storia con i nostri alunni…per ricordare non solo oggi, ma tutti i giorni i tanti olocausti che avvengono in modi diversi nei vari angoli del mondo…per ricordare al fine di non continuare a ripetere gli stessi errori ed agire con buon senso.

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